C’è nessuno che, fino a vent’anni or sono, entrato in una cucina di contadini, di quelle coi travi del soffitto anneriti dal fumo del focolare e coi bei rami disposti sulle mensole alle pareti, non abbia visto incollato ad un uscio un lunario? Un tempo il lunario veniva stampato per segnare principalmente le fasi lunari (da cui deriva appunto il nome) e di conseguenza le ore in cui il sole si alzava e tramontava. Con la luna erano dunque approntate le semine che si facevano in campagna nel novilunio, la vinificazione che si praticava in luna calante, gli innesti, le raccolte; i lunari rappresentavano quindi per i contadini un utilissimo strumento per programmare l’annata agricola. Il lunario che ebbe grande fortuna nella nostra zona è il trevigiano “Schieson”. Il nome di questo calendario deriva da quello dialettale di un albero, “s-cieson”, detto anche “pisolera, s-cesson, bessoler”: si tratta del “Celtis australis”, in italiano bagarolo o schiacciasassi. E’ una pianta importata dall’America nel Seicento che produce gustose bacche nere, ottime sotto grappa. Il primo calendario dialettale trevigiano si chiamava “Schieson de Casacorba” dove nasce il Sile, veniva scritto già dal 1717 da un prete e si ispirava a questa grande pianta ombrosa che si alzava davanti la chiesa del paese e sotto alla quale la gente si fermava a chiacchierare e discutere. Il calendario funzionava come una specie di amplificatore delle chiacchere e delle critiche della gente comune e , siccome i rami flessibili del bagolaro servivano a far fruste, si proponeva anche di bacchettare o fustigare i vizi più comuni. Ancora oggi le fruste tipiche o “scurie de pisoler intorto” sono ricercate da collezionisti ed appassionati di equitazione per la loro eleganza. Dal 1744 il calendario cambiò nome in “Schieson Trevisan” e fu edito da Giovanni Pozzobon, poeta trevigiano che, da garzone di stamperia si dedicò, in età adulta, alla poesia scrivendo versi nel nativo dialetto e componendo almanacchi, che pubblicò per 42 anni dal 1744 al 1786. Fortunatissimo divenne il lunario del Pozzobon, tanto che venne tradotto anche anche in spagnolo, francese e tedesco e stampato in circa 40.000 copie; e quando l’edizione fu meglio ordinata e garantita da un privilegio concesso dal Veneto magistrato dei Riformatori, lo spaccio arrivò fino alle 80.000 copie. Ma in che cosa consistette la popolarità dello Schieson in questi anni? e perché tanto successo in confronto ad altri lunari? Il Pozzobon modificò la pubblicazione, nel senso che il suo non fu solo un semplice calendario-lunario in folio da appendere limitato alle notizie metereologiche. Il Pozzobon lo rese più piacevole con la curiosità naturale che derivava dalla poesia sull’anno, che divenne la parte più ghiotta per l’ironia e le battute di spirito. Della morte del Pozzobon fecero menzione i giornali italiani di quel tempo e parecchi letterati gli resero favorevoli testimonianze soprannominandolo “Schiesone di Treviso”. Dopo la morte del Pozzobon, nel 1785, il famoso lunario ebbe nomi diversi: così nel 1789 uscì a Bassano col titolo El Schieson Trevisan senza parrucca , El Schiesoncin , el Schieson Pronostego. Non oscurarono la sua fama quei lunari che uscirono in concorrenza per gabbare molti compratori, addirittura appropriandosi del nome celebre come nel 1754 La Schieson con la scuffia, nel 1757 el Bufon Trevisan stampato a Venezia così come, El Schieson venezian. Dopo il Pozzobon e il figlio, Schieson e Schiesoncin, il terzo grande lunarista fu Vincenzo Bernardi, che provvide alla compilazione dal 1813 al 1834. Verso la metà dell’800 venne stampato a Bassano dai Remondini, i nostri Gutemberg, e diffuso in tutta Europa dai “tesini” o venditori di stampe della Valsugana, alle fiere e alle sagre da occasioni strilloni, anche da zingari. Insomma, un vero mito trevigiano, a dispetto di qualche trombone che oggi si ritiene tale (mito senza cultura, uguale macchietta). Col tempo il termine “s-cieson” divenne sempre più sinonimo di almanacco, lunario e siccome sulla testata figurava un’immagine del compilatore in veste di mago e astrologo la parola assunse anche il significato di persona strampalata, buffa. Nelle campagne di Godeva di S. Urbano veniva venduto o regalato ad ambulanti che vendevano filati, aghi, casa per casa con il nome di lunario di “Bepo Gobo da Casier”. Nel giorno della sagra e di mercato che ricorreva ogni anno la prima domenica di marzo e durava tre giorni, veniva spesso regalato a chi comprava piante o sementi. Il lunario comperato veniva esposto in cucina e quello regalato veniva appeso sulla porta della stalla insieme all’icona di S. Antonio Abate (festività del 17 gennaio), noto con il nome di Santantoni del porzel. Era infatti il giorno in cui si macellava un maiale nutrito dalla generosità di tutto il paese, perché veniva comperato dal parroco il giorno di S. Pietro e Paolo (29 giugno) e poi lasciato libero di vagare di casa in casa. Dopo essere stato nutrito dalle famiglie e dalle borgate veniva macellato il 17 gennaio, e la “porzelaria” veniva distribuita ai poveri del paese. La Fiera di Godeva di S.Urbano e tutt’ora la prima fiera importante del bestiame, di piante e sementi dopo l’inverno. C’era allora un proverbio che così recitava: “Chi vol a morosa d’istà ghe compra i fighi al primo marcà ”.. questo perché le bancarelle dei dolciumi vendevano delle corone di fichi secchi, tenuti insieme da uno spago e chiamate in dialetto “morona de fighi” che lo spasimante regalava alla sua bella come segno di preferenza. Un’altra situazione di rilievo per il nostro Schieson è data dall’incontro di un sindaco veneto con i Savoia, che all’inizio del secolo, esattamente nel 1901, fecero un giro per le province d’Italia, dopo il loro insediamento. Alla riunione di tutti i sindaci trevigiani in Prefettura si riferisce la frase del primo cittadino che viene così riportata: “Biava cussì cussì, fasioi pochi, Siora Regina (la regina era Elena di Savoia). Si riferiva al pronostego del mago Boscariol che segnava abbondanza per la raccolta di quell’anno mentre lo Schieson Trevisan prevedeva siccità e quindi scarsità di prodotto. Dunque, alla domanda della Regina Elena al rappresentante del popolo, costui rispondeva con la frase suddetta dimostrando la validità dello “Schieson Trevisan”. Vari editori si succederono nella stampa del nostro “Schieson Trevisan” finchè alla fine dell’800 il marchio fu rilevato dalla Tipografia di Luigi Zoppelli, poi Longo & Zoppelli (che impresse per la prima volta le caratteristiche stampine dei segni zodiacali in capo ai singoli mesi ed usate ancora ai giorni nostri), poi Grafiche Zoppelli dal 1853, infine dalle Arti Grafiche Zoppelli dal 1853. Il passare degli anni non solo non l’ha scalfito, ma ha reso lo Schieson un simbolo importante della cultura, del mondo agricolo e dell’identità locale. Era il calendario dei nostri avi; quindi rappresenta ancora oggi un modo per non dimenticare le origini e sentirsi a casa, anche oltreoceano, conservando gelosamente la propria cultura fatta di storia, usanze, tradizioni locali. Pertanto lo Schieson rappresenta un capitale di cultura e tradizione che ancora oggi fa parlare di sé con gli oltre 600.000 lettori. Oggetto di collezione per appassionati e clienti affezionati, gli è stata dedicata anche una mostra, nel 2007, intitolata “ 3 secoli di editoria in dialetto” con esemplari unici dal 1700 ai giorni nostri. Il pronostego del 2009 è consultabile anche on line sul portale della regione del Veneto- mondo agricolo veneto (www.regione.veneto.it). Convinti che portare avanti le tradizioni sia un modo per creare un legame forte con il proprio territorio, un modo piacevole per arrichire la conoscenza della propria cultura locale e delle proprie tradizioni venete ma allo stesso tempo anche uno stimolo per dare vita ad iniziative ed opportunità nuove legate alla propria identità, ai valori del passato che è giusto non trascurare. Ritenuto importante rendere lo “Schieson” interattivo, accessibile a tutti in ogni momento, abbiamo creato un sito ad hoc, dove ogni giorno tutti potranno partecipare attivamente, visitando il sito e dando consigli, suggerimenti, raccontando anneddoti, curiosità, proponendo iniziative, eventi… e chi più ne ha più ne metta!! Partendo dal passato e passando per il presente, vogliamo creare il futuro dello “Schieson Trevisan”, un futuro fatto di interattività, di novità, di iniziative culturali, enogastronomiche, legate alle tradizioni locali, al nostro territorio ma arricchite insieme a tutti coloro, che accomunati dalla stessa grande passione per Bepo Gobo e il suo lunario, lo aiuteranno, giorno dopo giorno a crescere e a diventare un simbolo anche per i nostri giovani di oggi, che saranno nient’altro che la storia del futuro.
 
 
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